chi ha detto…
Chi ha detto “Gelmini” ha voluto dire flagello per la scuola.
Nella mia lunga carriera ho conosciuto vari ministeri ma nessuno ha raggiunto un tale livello di disastro: ministro Gui, stato di governo mediocre; ministro Valitutti, pur appartenendo al partito liberale italiano è stato il migliore degli ultimi 25 anni. Malfatti ha lavorato producendo un 50% di cose positive ed un 50% di cose negative. Falcucci, donna di ferro, idem come Malfatti. D’altra parte direttore generale del suo ministero. Misasi, un leone che ha affrontato tante sconfortevoli lacune, risolvendole. D’Onofrio è il ministro che dà il via al degrado della scuola. Berlinguer è l’altro ministro che opera per il degrado della scuola . Voleva unificare materna, elementare e media in un unico ordinamento, stabilendo per ogni disciplina un tetto ore.
Tullio De Mauro, grande studioso ma con poche cognizioni politico-ministeriali. Competenze scarse sul piano della strutturazione della scuola, vuole continuare sulla strada di Berlinguer ed applicare l’incentivo economico ai meriti del docente.
Il Governo Berlusconi con Letizia Moratti ministro della pubblica istruzione, ripristina gli ordinamenti, per fortuna, ma devasta la scuola togliendo il Tempo Prolungato ( valido per il recupero e la scuola dei ceti bisognosi, specie al Sud). Col falso problema del crocefisso a scuola, sposta i veri interessi e bisogni della scuola sul finto problema della croce, sull’onda emotiva di Smith, il musulmano che sollevò la tematica.
Intanto riduce le ore curriculari ( solo nove per italiano, storia e geografia a settimana nella scuola del I ciclo) e istituisce i laboratori opzionali i quali, tra l’altro esistevano già sotto forma di attività extracurriculari. Con la Moratti si distrugge la struttura portante della scuola: viene applicato il dimensionamento delle scuole ( accorpamento), nascono i corsi concorsi su base regionale per il reclutamento dei presidi che diventano dirigenti scolastici. Vengono eliminati i programmi del ’79 senza abolizione della legge istitutiva, i provveditorati agli studi vengono convertiti in CSA con stesse incombenze e competenze ma con riduzione di organico. E tanti altri guasti con l’intento di trasformare la scuola in un’azienda.
Fioroni aveva iniziato benino, ma si è perso nei meandri della riduzione dei posti di sostegno. Vera tragedia per le famiglie; per compensare emise il decreto dell’assunzione di 53.000 dipendenti tra docenti e ATA ( amministrativi, tecnici, ed ausiliari).
La scuola ormai è diventata terra di nessuno. Il ministro Gelmini, una volta insediatosi, ha ricevuto l’input di operare tagli e lo ha fatto senza pensarci due volte. Con quel volto angelico ha fatto delle affermazioni senza senso. Ha dichiarato che i docenti del Sud sono tutti ignoranti, dimenticando che molti di loro sono stati precari al Nord, passati poi di ruolo e trasferitosi al sud.
Ha trascurato di dire che ha completato gli studi di pratica di avvocato con relativi esami a Reggio Calabria.
Ha volutamente dimenticato che i veri atti di bullismo si sono verificati al Nord per cui la scuola per quegli aspetti, manca di pedagogia proprio nella sua terra.
Ha dato poco peso alle riflessioni di Bossi secondo il quale, pur tra il faceto, su quattro insegnanti può sicuramente capitarne uno con competenze adeguate ma se si passa al maestro unico che cosa accadrà se sarà uno senza competenze? “ ——Poveri ragazzi, quale danno riceveranno!”. È stata impropria nell’affermare che in Italia ci sono più bidelli che forze dell’ordine. Non ha osservato una pianificazione occupazionale, sul piano degli sviluppi economici, essendo ministro, avendo perso di vista che il Sud non ha industrie pesanti né medio-leggere. Si articola sulla base del piccolo terziario dove la scuola è entrata a pieno titolo.
Ma, al di là degli aspetti occupazionali, ha scarsa conoscenza di quelli pedagogici, spostando i veri criteri pedagogici, anzi annullandoli, puntando il suo dire sul grembiule, sul 5 in condotta, sui voti in pagella che certamente non sono le soluzioni che alzeranno il livello della scuola e dell’insegnamento. Piuttosto sa di un nostalgico ritorno al passato, ad un voler sopperire al caos dei giorni moderni restaurando il caro vecchio maestro unico del libro cuore. La nostra ministra dimostra di non conoscere bene la storia: la Restaurazione non riportò l’ordine nell’Europa sconvolta dalle rivoluzioni ma generò altro caos. Ha dimenticato, il nostro ministro, che la scuola di oggi non è più solo quella del leggere, scrivere e far di conto, anche ma non solo. La molteplicità dei bisogni e delle richieste culturali della nostra società, sempre più specifici e dinamici non può essere soddisfatta dal maestro unico che dovrà essere esperto in ogni campo del sapere e questo, lo sappiamo bene , non è possibile.
Il 5 in condotta dovrebbe risolvere le varie problematiche a livello comportamentale. Non è più proficuo andare a vedere cosa si nasconde dietro un atteggiamento di insofferenza e disagio scolastico? Si è chiesto il ministro come vive in famiglia un alunno che in classe “ si comporta male?” e che meriterebbe il 5 in condotta?. Spesso si scoprono situazioni agghiaccianti : genitori assenti, violenti, troppo permissivi , mamme e papà che delegano alla scuola l’educazione dei propri figli. Invece di predicare la punizione del 5 in condotta avrebbe fatto meglio, il nostro ministro, a potenziare la scuola con figure di esperti( Psicologi, consiglieri scolastici, e quanti altri in grado di capire atteggiamenti e comportamenti) in grado di sanare le situazioni difficili senza punizioni. Perché il ministro non si è preoccupato di sondare in che condizioni spesso i maestri sono costretti ad operare: scuole fatiscenti, locali inidonei, mancanza delle più elementari infrastrutture. Quante volte i docenti sono costretti, a proprie spese, a procurarsi il materiale didattico perché questa o quella scuola sono a corto di fondi. Nonostante questo, la nostra scuola primaria è la quinta nel mondo. Come si fa a distruggere, a cuor leggero direi, quello che la storia psico-pedagogica ha dato partendo dalla più grande riforma che la scuola abbia avuto, quella di Giovanni Gentile?
Il ministro Gelmini non entra nella storia se non per tali nefandezze pedagogiche. Nella storia si entra con proposte, programmi, pedagogia e riforme, queste ultime discusse in parlamento.
Non può parlare di qualità della scuola attraverso il maestro unico e l’organizzazione del tempo pieno: il maestro svolge 22 ore settimanali, il tempo pieno ne contempla 40. Come coprire e con chi le ore che avanzano?. Il tempo pieno inoltre è attuabile soltanto nelle scuole con più di 250 unità di allievi.
La società migliora in proporzione alla qualità dell’ educazione scolastica. Essa si può ottenere con le regole; queste si raggiungono con la pedagogia e la psicologia. Se il ministro vuole il rispetto delle regole avrebbe dovuto fare in modo che queste potessero essere impartite. Come si fa una scuola di qualità in classi con trenta alunni?. L’istruzione concorre alla formazione del cittadino di domani e si fa fatica a lavorare bene con trenta alunni. Come si fa insegnamento individualizzato quando ci troviamo davanti trenta alunni , ognuno con bisogni e necessità diverse? Bastava ridurre il numero a 20 per classe se il ministro vuole la qualità.
Il ministro dovrebbe leggere le statistiche che dichiarano che gli Stati Uniti e molti Stati Europei come Inghilterra, Francia, Belgio, pensano più ad investire nella scuola che ad operare tagli inutili e inopportuni. Perché il ministro non restituisce il direttore didattico alla scuola primaria e il preside alla secondaria di I e II grado senza invasione di ruoli? Rivisiti i concorsi a dirigenti, restituisca i provveditorati agli studi , centralizzi i concorsi ed elimini il monopolio delle SISS, abolisca le direzioni scolastiche regionali. Il ministro si schiarisca le idee che al momento sembrano poco attendibili, annulli il Dl.vo-30/3/2001-n.165.
Uno slogan molto azzeccato è quello urlato dagli allievi del mio Istituto” il futuro dei bambini non fa rima con Gelmini”. E non si illuda il ministro che noi crediamo allo stuolo di adepti che le fanno corona durante le varie trasmissioni televisive a cui lei ama partecipare. Lo sappiamo che si tratta di gente catechizzata, messa a posta a fare da specchietto per le allodole. Ma questo può convincere i profani che si lasciano abbindolare dal grembiulino uguale per tutti, dal 5 in condotta come rimedio agli atti di bullismo che lo scrivente, mass - media testimoni, ha sempre affrontato nella scuola e specialmente presso l’Istituto Magistrale o dal tre al posto del non sufficiente e non per chi vive gomito a gomito con le problematiche della scuola che sa bene cosa conta e cosa è usato solo per fare audience.
Un’azione continua di protesta con costanti scioperi bianchi è l’invito dello scrivente, Preside di vecchio stampo con 41 anni di servizio( ne ha viste di crude e di cotte), ma con idee modernissime, pronto a misurarsi in tutti i campi con il signor ministro.
Le forze politiche contrapposte facciano cadere il decreto in parlamento al momento della conversione in legge.
Partiamo con un coordinamento nazionale, anche dopo l’approvazione di questo decreto, partecipando alla campagna nazionale contro la restaurazione del maestro unico nella scuola elementare promossa dal Cesp- centro Studi per la scuola pubblica – coordinamento Nazionale in difesa del Tempo Pieno.