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    Un ministro senza storia

    Ma non si vergogna il ministro Gelmini per quell’approvazione generale contro il suo decreto?
    Le piazze italiane sono piene : Firenze in 40.000; Roma , Milano stessa, la capitale della sua regione e simbolo del lavoro dell’Europa del sud. Qui i giovani studenti hanno assaltato addirittura i rettorati universitari , creando un momentaccio di non poca tensione.
    Gli stessi rettori e professori invitano il ministro a revocare il suo decreto. Il Berlusconi dichiara a Napoli, contro Veltroni, che non si salva l’Italia scendendo in piazza , se si vuole ammodernarla con le leggi sul cambiamento.
    Dimentica però che egli stesso meno di due anni fa a San Giovanni ed in altri luoghi storici romani protestava contro il governo Prodi. Oggi sostiene la Gelmini (chissà perché),mandandola allo sbaraglio e senza storia .
    Per giunta, con una Italia combattuta tra ricchi che diventano sempre più ricchi e poveri che diventano sempre più poveri, ella va ad operare rovinosi tagli alla scuola pubblica.
    Non si tratta soltanto di salari che certamente contano in una economia dove si sta abbassando il consumo ( 87.000 disoccupati non possono fare acquisti se non hanno uno stipendio), ma di bene dei ragazzi. Nessuno vuole il bene dei ragazzi. Ogni dirigente , a tutti i livelli, pensa ai fatti burocratici, alle organizzazioni della propria scrivania e del suo palazzo.
    Il signor ministro Gelmini pensa invece a fare soldi: ha ricevuto l’ordine da Berlusconi.
    Lo ha capito che è un ministro senza storia. Non è più considerata neppure negativamente.
    È apparsa in TV alle ore 20,30 del 21/10/2008, abbastanza sbattuta e con le borse sotto gli occhi e il cronista riportava di un intervista rilasciata ad un settimanale durante la quale dichiarava di essere una donna determinata anche se deve fare “ passi indietro”.
    Povero ministro! Non ha compreso ancora, che il suo compito, se vuole riemergere, è quello di revocare il decreto
    Il mondo universitario si muove in modo massiccio contro un decreto che affossa il diritto allo studio, numerosi gli slogan come “anche il figlio dell’operaio vuole diventare dottore” “Pistoia non ci sta” “ non si torna indietro” ecc… , e tutti gli addetti ed operatori scolastici della scuola del I ciclo sono in allerta , pronti a scendere in piazza e far sentire la loro voce contro il “ maestro unico”, “il ritorno al passato”. E intanto Berlusconi minaccia ,prima, di far intervenire la polizia e poi si rimangia tutto, accusando la stampa di travisare le sue parole.
    Se un bambino piange , ha certamente qualcosa!.
    Se mezza Italia grida contro il ministro ed i professori fanno lezione anche all’aperto e persino davanti al parlamento, non è difficile comprendere che qualcosa non va per il verso giusto.
    Il ministro insiste. Non capisce che la sua volontà è identica a quella di chi impone al bambino :” non giocare a pallone”.
    Quest’ultima è una crisi ancora più grave di quella di Alitalia nel corso della quale, due anni fa, l’attuale ministro Gelmini, all’epoca coordinatrice della regione Lombardia di Forza Italia, sul Figaro( quotidiano francese), attaccava il governo Prodi per aver sottovalutato la crisi dell’Alitalia e di non aver saputo prendere provvedimenti.
    Ella, signor ministro, con la scuola e l’Italia, oggi, sta facendo peggio.

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