LA GELMINI VUOLE LO SCONTRO E L’EUTANASIA DELLA SCUOLA
Il fumo negli occhi, dopo la promessa di incontrare comitati e associazioni universitari, è stato diffuso: il decreto resta.
La Gelmini non si rende conto di avere acceso al miccia per gli scontri futuri e per aver iniziato l’ eutanasia della scuola.
I suoi tagli, dettati da Tremonti per avvicinare il numero degli insegnanti italiani ai parametri europei ( qui gli conviene; e poi su quali basi e criteri fonda tale comparazione dei parametri?), devono essere preceduti da sperimentazioni a da studi pedagogici.
In secondo luogo i tagli devono essere, se bisogna economizzare per l’Italia, fatti in misura equa in tutte le categorie del lavoro pubblico in rapporto al tipo ed al modo.
In terzo luogo un parametro di taglio europeo è quello francese dove il ministro ha proposto 13.000 esuberi non 120.000 circa tra docenti ed ATA come in Italia. Ma in Francia è scattata al revoca appena si è manifestato il dissenso popolare.
Inoltre, come si può pensare di educare 20 milioni di studenti, dalla materna alla secondaria di II grado con un numero sempre più ridotto di personale?
Una società più esigente, non come quella dei “ragazzi-mummia” degli anni ’70 durante cui le classi raggiungevano il tetto fino a 40 unità, più turbolenta durante cui ogni classe ha uno o due allievi( gli episodi degli ultimi mass-media sono testimoni) fortemente vivaci e caratteriali come può essere affrontata pedagogicamente con il maestro unico e con un tetto di 30 unità di allievi?
Su questi parametri psico-didattici-pedagogici si devono misurare Gelmini- Tremonti- Berlusconi.
Ella è un fantoccio messa là dai due volponi per tagliare. Lo fa in modo impassibile, asettico, con freddezza unica e facendo depistare il problema educativo gravissimo dietro il 5 in condotta e dietro il grembiulino. Sposta il problema di fondo come lo fece la Moratti a proposito del Crocefisso si, crocefisso no nelle scuole.
Alcuni esempi: la maestra lavora per l’apprendimento in una seconda elementare. Sotto lo sguardo vigile ha tutti gli alunni, appena un istante si china verso una bambina, Antonio con un paio di forbici si sfregia i capelli su tutta la testa.
Antonio combina gesti diversi ogni ora del giorno nonostante la maestra lo marca stretto.
Un altro bambino, per citarne altri, in un’altra seconda mentre la maestra insegna, vista la bella giornata, con la finestra aperta, salta dalla finestra medesima
Per fortuna la classe è a piano terra. Un altro Giuseppe nella seconda di Antonio dà un calcio sul naso ad un suo compagno mentre si chinava a prendere la penna caduta a terra.
Casi simili in tutte le scuole primarie d’Italia sono all’ordine del giorno. Per fortuna ci sono tre docenti su due classi: la loro presenza con l’orario distribuito equamente : italiano, storia, geografia una, l’altra matematica e l’altra ancora studi antropologici più quella di religione e di lingua si riesce ad educare quei bambini( la madre di Antonio da tempo è dedita all’alcol ed il padre fa l’autista).
Nella scuola che lo scrivente dirige, dopo aver lasciato l’istituto Magistrale, con 41 anni di dedizione agli allievi, specie con quei disagi( tutti lo sanno e tanti docenti e dirigenti di vecchio corso sono eroi della pedagogia) i casi di Antonio sono frequenti, costanti, quotidiani da informare i “servizi sociali” contro il parere della madre ma con nessun risultato da quell’ente.
Ministro Gelmini, non basta aver tagliato in tutta Italia 20 mila posti di sostegno?
Ma la qualità della scuola e quindi della società futura, che ella tanto predica, come si afferma?
Dicasi altri episodi anche nella scuola secondaria di I grado dove lo scrivente per affermare strategie pedagogiche d’integrazione per extracomunitari e non e sempre gomito a gomito con ragazzi: Ci-uan-lee disturba un compagno che lo aveva schernito. Lo scrivente ,chiamato dal professore, entra in classe salutando i ragazzi, per rompere il ghiaccio, in diverse lingue e gli allievi rispondono, seri ma divertiti( questa è pedagogia pura).
Il sottoscritto, ancora, chiede al ragazzo cinese Ciu-an-lee di insegnarli a salutare in cinese. Egli, in Italia da tre- quattro anni, ammette di non ricordarlo più e il sottoscritto lo sprona a non smettere di parlare la sua lingua nonostante abbia imparato bene l’italiano, l’inglese ed il francese.
Vengano i signori ministri ad insegnare nelle nostre scuole che operano in una società altamente a rischio su tutti i fronti.
È inutile dire che si lavora per la legalità, contro la mafia ecc…. Ciò sia di monito a Bossi e company con le loro classi ponte.