SOLDI ALLE SCUOLE ED AI PROFESSORI DI MERITO UN’ALTRA BAGGIANATA DEL MINISTRO MARIASTELLA GELMINI
dicembre 23rd, 2010Siamo alle solite: un ministro che crede di giocare con la spartizione delle caramelle e dei cioccolatini. Come se volesse mettere tutti intorno a sé e volesse distribuirle. Solo che ha fatto i conti senza l’oste.
I criteri sono fasulli come lo sono le sue proposte che chiama sperimentazione e ha anche l’ordine di definire la sua proposta del 18 novembre scorso “ giorno storico”.
Ma scusate, sindacati del cavolo, dove siete?
Avete dimenticato che le proposte dell’allora ministro Berlinguer sulla valutazione di merito, che sarebbe stata fatta all’interno della scuola, le avete attaccate con scioperi ad oltranza e occupazioni d’istituti?
Come fa il ministro a scegliere le scuole di Torino, Napoli, anche se selezionate per sorteggio e scuole della provincia di Pisa e Siracusa? Chi ha deciso il triennio di durata?
Chi si permette di valutare i docenti?
Ella ha dichiarato che si iniziano a valutare i professori e le scuole su base meritocratica. Si dimentica che quel sistema della scuola italiana c’era fino a qualche ventennio fa quando la valutazione di ogni singolo docente era appannaggio del capo d’Istituto e che è stata abolita in quanto poteva diventare strumento di antipatia o simpatia a seconda dei casi dello stesso preside?
Il ministro dimentica che è un copione bis anche, come dichiara il testo, se la commissione è allargata a due professori scelti dal collegio dei docenti e dal presidente del consiglio d’istituto.
Disconosce il ministro che i due docenti potrebbero essere eletti dal collegio in forma strumentale perché così vanno le cose, essendo il collegio dei docenti all’ottanta per cento in mano del dirigente.
Disconosce che il presidente del consiglio d’istituto all’ottanta per cento è un pappafico, anche se dovesse entrare a titolo di osservatore. È questo il sistema. Sarebbe meglio per il ministro che instaurasse corsi biennali obbligatori di pedagogia per i docenti, affinché imparino a non starnazzare nelle classi, specie nella scuola primaria e secondaria di I grado.
Sarebbe meglio sdoppiare gli ordinamenti: restituisca la scuola primaria alle direzioni didattiche , la scuola secondaria di primo grado al primo grado e la secondaria di secondo grado al secondo grado con accessi dirigenziali e professionali severissimi.
Restituisca alle elementari i direttori didattici e non mescoli i maestri che si laureano in venti anni alla scuola media con il ruolo di dirigenti.
Ripristini, il ministro, il tempo prolungato così come era stato costituito, che tanto beneficio ha dato all’educazione dei ragazzi e sollievo alle famiglie. Abolisca la settimana corta e restituisca il sabato alla scuola. È vergognoso vedere ragazzini di scuola primaria e media, bisbocciare lungo le strade col rischio aumento devianza.
Il diritto allo studio è sacrosanto per i docenti ritardatari, ma una scuola non può essere consegnata ad un soggetto senza competenze, a 59 anni, perché la dirigga.
Annulli, il ministro, i contratti con INVALSI ed INDIRE e quant’altri carrozzoni esistono per valutare i ragazzi e le scuole ed utilizzi gli euro che guadagna per allargare l’organico dei direttori tecnici centrali e periferici, un tempo ispettori, con il compito di controllo sulla didattica e sul preside.
Restituisca al preside, non dirigente, la dignità della figura nella sua massima imparzialità: Preside con “P” maiuscola
Giorno nefando, dunque, non storico perché ancora una volta la Gelmini non conosce la storia della scuola italiana ed in modo particolare della scuola elementare , sesta nel mondo fino a qualche tempo fa, oggi sprofondata al trentaquattresimo posto per via dell’unificazione con la scuola secondaria di primo grado.
Che dire dei precari! Se ne parla ma si fa poco per risolvere il problema. Faccia, il ministro qualcosa per definire la loro assunzione invece di inutili sprechi. Si opponga, il ministro ai soldati all’estero. Solo l’Afghanistan ne ha oltre 4.000. Solo così si avranno i fondi disponibili per assicurare un posto ai precari.